“Le mani nere sollevate ad afferrare l’aria. Pochi passi oltre, il vento sulla camicia anima la smorfia dell’ultimo respiro di una donna. E subito accanto, il corpo di un ragazzo ancora chino nella preghiera da cui non si è mai rialzato. Muoiono così gli immigrati. Così finiscono gli uomini e le donne che non sbarcano più a Lampedusa. Bloccati in Libia dall’accordo Roma-Tripoli e riconsegnati al deserto. Abbandonati sulla sabbia appena oltre il confine”.
Cominciava così, più di due anni fa, il racconto di Fabrizio Gatti, inviato dell’Espresso, e ci inchiodava con la sua crudezza alle nostre responsabilità. Oggi, con la massima autorevolezza, fa la stessa cosa la Corte europea dei diritti umani di Strasburgo che, come leggiamo sul sito di Repubblica, “ha condannato all’unanimità l’Italia per i respingimenti verso la Libia. Nel cosiddetto caso Hirsi, che riguardava 24 persone nel 2009, è stato violato l’articolo 3 della Convenzione sui diritti umani, quello sui trattamenti degradanti e la tortura. Strasburgo ha così posto un freno ai respingimenti indiscriminati in mare e ha stabilito che l’Italia ha violato il divieto alle espulsioni collettive, oltre al diritto effettivo per le vittime di fare ricorso presso i tribunali italiani. L’Italia è stata condannata a versare un risarcimento di 15mila euro più le spese a 22 delle 24 vittime, in quanto due ricorsi non sono stati giudicati ammissibili”.
Maroni, quello bravo, quello che dovrebbe traghettare la Lega verso il futuro, quello che, per viltà e conformismo, è stato sempre considerato un ottimo ministro dell’Interno, invece di prendere atto che il suo famoso “pacchetto sicurezza” è ormai ridotto a brandelli e di ritirarsi per sempre a vita privata, ciancia di “incomprensibile picconata del buonismo peloso” e si dice pronto a rifare le stesse cose. Ogni commento è inutile.
Certo che a pensarci fa impressione. Solo tre anni fa si potevano stipulare accordi criminali con un dittatore, giocare in maniera bestiale sulla pelle delle persone per acquisire consenso e ricevere anche gli applausi della grande stampa che conta e persino qualche riconoscimento da parte dell’opposizione (perché qualcuno si alzò anche fra i nostri a giustificare quei respingimenti, bisogna ricordarlo). Oggi, Gheddafi è morto e non sembra proprio esserci il clima per certe porcherie. Perché non ci sia anche in futuro, però, è necessario che i responsabili di quelle scelte feroci ed insensate vengano isolati, ostracizzati, allontanati dal consesso politico e civile. Basta: la Lega non è un partito, è una forza eversiva di questo Paese. È ora di cominciare seriamente a trattarla come tale.
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