Rubare “per il partito”

Leggo sul blog di Alessandro Gilioli per il sito de “l’Espresso” la seguente dichiarazione del senatore del Pd Marco Follini:

«E poi ci sono quelli che hanno violato le leggi sul finanziamento della politica, ma non hanno mai trattenuto un centesimo per se stessi. Gente che non può essere citata a modello, eppure ha conservato in fondo all’animo una sorta di onestà e non merita di essere confusa con alcune bande che si sono viste all’opera negli ultimi tempi. Occorre distinguere.»

Ora, è chiaro che la domanda che sorge spontanea dal cuore è: “Follini chi?”, ma visto che comunque si tratta di un senatore del nostro partito, oltre che di un membro della Direzione Nazionale, sono utili due precisazioni.

1) Rubare i soldi del finanziamento pubblico ha in ogni caso la stessa gravità, indipendentemente dall’uso che si fa di quei denari, perché si tratta sempre di risorse sottratte alla comunità e dirottate verso un’associazione privata (questo sono i partiti).

2) Nessuno ruba per il partito. Si ruba per finanziare la propria corrente, il proprio movimento, le proprie campagne elettorali, le proprie conventions. Oppure si ruba per il proprio capobastone e, in questo modo, si diventa depositari di segreti e si accresce la propria posizione. In definitiva, quindi, si ruba per se stessi.

Ah, se Follini avesse un collegio in cui ripresentarsi alle prossime elezioni: si potrebbe persino discuterne di queste cose…

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